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Tratto da Domenico Pisani, “Iconografia di San Bruno in Calabria” in Immagini di un Santo, Bruno di Colonia tra l’Europa e la Calabria a cura di Tonino Ceravolo, Domenico Pisani, Antonio Zaffino, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2001, pp. 72 – 73.

San Bruno

Ignoto meridionale

Seconda metà del XVI secolo

Olio su tela, cm 157,5 x 95

Serra San Bruno, Chiesa dell'Assunta

Il dipinto più antico pervenutoci, eseguito probabilmente da un pittore provinciale durante la seconda metà del XVI secolo per la Certosa di Santo Stefano del Bosco, oggi conservato a Serra, nella chiesa dell’Assunta, lo rappresenta con il volto barbato e leggermente inclinato a sinistra, il cappuccio tirato sul capo aureolato e circondato da sette stelle, mentre sorregge con la mano destra un libro e una Croce e con la sinistra un bastone a forma di "Tau". La figura è inserita in un paesaggio naturalistico e, alla destra della composizione, dalle rocce scaturisce l'acqua sorgiva. Si scorgono, inoltre, poggiati a terra, la mitra e il pastorale, attributi iconografici consueti, riferibili alla rinuncia dell’Arcivescovado Metropolitano di Reggio Calabria. A dimostrare la diffusione di questo modello, si può prendere in considerazione una tela di eguale soggetto, con eguali caratteristiche, opera di un altro artista calabrese che la eseguì tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVII, oggi conservata nel priorato della Certosa serrese. Fu reperita all’inizio degli anni Settanta nei pressi della Roccelletta del vescovo di Squillace, presso Borgia: proveniva, probabilmente, dalla diruta grangia di Sant'Anna, sita tra Montauro e Gasperina. L’opera era, forse, in origine, più grande. Ciò si può dedurre dal fatto che il braccio sinistro della figura scende verso il basso come se dovesse reggere un bastone e, il confronto tra i due quadri avvalora questa supposizione. Altri dipinti come questi si diffusero attraverso le case dell’Ordine, dando vita alla convinzione che riproducessero il vero ritratto del Santo, poiché derivanti da quello conservato nel luogo che ne aveva visto la morte e la sepoltura. Ad avvalorare la tesi, nei primi anni del XIX secolo, il sacerdote serrese Domenico Pisani, estensore della Platea, cronistoria manoscritta di Serra, segnalò come un’opera importante il quadro "di San Bruno che si conserva nella segrestia della stessa Congregazione dell'Assunta, esprimente il vero ritratto del Santo Padre". Il Leoncini affermò, inoltre, in tempi molto più recenti, che tale iconografia era molto diffusa tra i monaci bruniani, come dimostrano una tela tardocinquecentesca conservata nella Certosa di Farneta, un affresco, sovrapporta della cella priorale del grande chiostro della Certosa di Firenze, opera del 1520 c. dovuta a Pietro di Matteo, che riproduce il Santo con la barba e il bastone a forma di “tau” e un Breviarium Sacri Ordinis Cartusiensis edito dalla Certosa di Magonza nel 1733 in cui si trova una “vera effigie” che ricalca il prototipo iconografico calabrese.

 

 

 

 

 

 

     

[italiano]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Taken from Domenico Pisani, “iconography of St. Bruno in Calabria”, in Images of a Saint, Bruno from Colonia between Europe and Calabria by Tonino Ceravolo, Domenico Pisani, Antonio Zaffino, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2001, pp. 72-73.

St. Bruno

Unknown southerner

Second half of the XVI century

Oil painting, cm 157,5 x 95

Serra San Bruno, Church of Our Lady of the Assumption

 The oldest painting we have, probably the work of a provincial painter during the second half of the XVI century for the Charterhouse of St. Stephen of the Woods, preserved today in Serra, in the church of Our Lady of the Assumption, depicts him with a beard and his head slightly tilted to the left, the hood pulled on the aureoled head and surrounded by seven stars, while he holds with his right hand a book and a Cross and with his left a cane shaped like a “Tau”. The figure is placed in a naturalistic landscape and, to the right of the composition, from the rocks gushes spring water. Furthermore, one can distinguish, on the ground, the mitre and the pastoral, habitual iconographic attributes, referable to the renunciation of the Metropolitan Archbishopric of Reggio Calabria. Proof of the diffusion of this model is a painting of the same subject, with the same features, work of another Calabrian artist who made it between the end of the XVI century and the beginning of the XVII, preserved today in the priorate of Serra’s Charterhouse. It was found at the beginning of the Seventies near the Roccelletta of the bishop of Squillace, by Borgia: it was probably from the grange of St. Anne, located between Montauro and Gasperina. Originally, the work was perhaps bigger. This may be inferred by the fact the left arm of the figure goes downward as if it must hold a cane and, the comparison between the two paintings strengthens this assumption. Other paintings like these spread throughout the houses of the Order, supporting the belief that they portray the true likeness of the Saint, since they derive from the one preserved where he died and was buried. In support of this thesis, in the beginning of the XIX century, the Serrese priest Domenico Pisani, author of the Platea, manuscript chronicle of Serra, notified as an important work the painting “of St. Bruno preserved in the sacristy of the same congregation of Our Lady of the Assumption, expressing the true likeness of the Holy Father”. Moreover, Leoncini claimed, in much more recent times, that such iconography was widespread among Brunian monks, proven by the late sixteenth century painting preserved in the Charterhouse of Farneta, by the fresco, placed over the prioral cell of the great cloister of the Charterhouse of Florence, work done in 1520 by Pietro di Matteo, that portrays the Saint with his beard and a cane shaped like a “tau” and by a Breviarium Sacri Ordinis Cartusiensis published by the Charterhouse of Magonza in 1733 inside which can be found a “true likeness” that follows closely the Calabrian iconographic prototype.