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Domenico Pisani, “La Nunziata Santissima di Firenze, un'opera di Bernardino Poccetti a Serra San Bruno” in “Rogerius”, a. XII, n. 1, gennaio – giugno 2009

 

L'Annunciazione

Bernardino Poccetti (Firenze, 1553 - 1612)

1603

Olio su tela, cm 247 x 169

Serra San Bruno, Chiesa dell'Assunta

 

Secondo quanto riportato in un documento custodito presso l'archivio di Stato di Firenze, Fondo Conventi Soppressi, filza 51/88 carta 1 sinistra e carta 1 destra, dove si trovano elencati i debiti e i crediti della Certosa fiorentina, il dipinto di Serra San Bruno può essere attribuito a Bernardino Barbatelli detto il Poccetti, (Firenze, 1553 – 1612). Per un ritratto della Nunziata cioè per la spesa a mandargnene, al detto libro di spese segnato I......c. 130 lire 8 lire 769.19.4. Come si evince da questo documento l'opera fu commissionata nel 1603 al pittore fiorentino da “don Beltramo”, ovvero Bertrand Chalup che fu priore della Certosa calabrese dal 1594 al 1609. Il Poccetti era conosciuto tra i monaci certosini, a causa di molti lavori realizzati nelle case toscane dell'Ordine: aveva infatti affrescato con le Storie di San Bruno l'abside della chiesa conventuale fiorentina del Galluzzo tra il 1591 e il 1593, la cappella delle reliquie tra il 1597 e il 1598, la cappella di Tobia tra il 1600 e il 1602 e il soffitto dell'appartamento del Priore tra il 1611 e il 1612. Nel frattempo i monaci senesi di Pontignano gli commissionarono, allo scorcio del Cinquecento, gli affreschi per il Sancta Sanctorum della loro chiesa, l'ultima cena del refettorio e la lunetta con la morte di San Bruno nel Grande Chiostro, mentre, per i monaci pisani di Calci, eseguì negli stessi anni diversi lavori tra i quali il cenacolo del Refettorio.

Dopo il 1603 i rapporti tra il Poccetti e la certosa di Santo Stefano del Bosco, e in particolare con il Priore Bertrand Chalup, continuarono proficuamente. Il Poccetti dipinse pure Il martirio di Santo Stefano, oggi conservato nel coro della chiesa Matrice di Serra san Bruno, un tempo forse collocato in uno dei bracci del transetto della chiesa conventuale certosina. Dopo il 1603 i rapporti tra il Poccetti e la certosa di Santo Stefano del Bosco, e in particolare con il Priore Bertrand Chalup, continuarono proficuamente.Il Poccetti dipinse pure Il martirio di Santo Stefano, oggi conservato nel coro della chiesa Matrice di Serra san Bruno, un tempo forse collocato in uno dei bracci del transetto della chiesa conventuale certosina. La tela serrese raffigurante la Santissima Annunziata rimase sotto le macerie della Certosa distrutta dal terremoto del 1783 e, recuperato, andò ad arricchire il patrimonio artistico della Chiesa dell'Assunta di Serra San Bruno. Il quadro fu collocato sulla volta della chiesa e fu testimone dell'empia devastazione degli arredi lignei da parte dei soldati di Gioacchino Murat durante la repressione del brigantaggio. L'attuale sito del dipinto è infelice. E' difficile, infatti, ammirarlo in tutta la sua bellezza per l'esiguo spazio a disposizione: si nota con difficoltà la parte superiore dove due rattoppi triangolari  chiudono i vuoti creati dalla tela che era in origine centinata, a causa della sua prima collocazione, come pala d'altare, nella sagrestia della Certosa.  Disagevole è anche la lettura cromatica a causa del buio che avvolge il coro della chiesa. Risaltano, però, gli atteggiamenti della Madonna con le mani in grembo e dell'Arcangelo con le braccia incrociate sul petto, simili all'archetipo fiorentino. Degni di nota sono pure l'impostazione prospettica del pavimento coperto da un tappeto e il magnifico sfondo che denota la raffinatezza del linguaggio pittorico. La camera da letto in cui il pittore ha ambientato la sacra apparizione è molto simile a quella dell'affresco fiorentino. Si notano, infatti, in entrambi i dipinti gli arredi che generalmente costituiscono la camera da letto toscana, seppur con le differenze dovute ai due diversi periodi in cui furono eseguiti. Nel quadro serrese il seggio su cui la Vergine è assisa presenta un postergale molto alto, in legno, costituito, nella parte superiore, da un motivo decorativo a cornici digradanti e centralmente da una riquadratura rivestita da una stoffa cremisi con decorazioni in bianco a maglie esagonali. Al loro interno si nota una rosetta cruciforme che si ripete con un disegno leggermente diverso nei punti di tangenza. Il bracciolo visibile del seggio (l'altro è nascosto dalla figura della Vergine), ricurvo in basso, è a forma di "J", ed al di sotto di esso, all'interno della specchiatura riquadrata da una cornice, si nota un intarsio con un leggero e delicato disegno cruciforme. Importante arredo della camera è un lettuccio di legno su cui è poggiato un cuscino rosso, damascato con decorazioni a motivi geometrici e croci di Malta. Il cuscino è impreziosito da un cordone applicato tutt'intorno e da quattro nappe di filo d'argento pendenti dai quattro angoli. Al di sopra di esso è poggiato un libro aperto con la scritta che allude all'Annuncio: "Ecce Virgo concipiet et pariet filium", tratta da Isaia (VII, 14). Il lettuccio è decorato in basso da tre pannelli riquadrati da cornici (due visibili) e presenta un ampio schienale che nasconde parzialmente un cortinaggio di tela bianca, fittamente ricamato ad ago con motivi cruciformi riproducenti quelli della stoffa che riveste il postergale del seggio della Vergine. Nell'arredo della camera da letto toscana il cortinaggio, quasi sempre presente, aveva la funzione di cingere e velare la lettiera poggiante su un'ampia predella. Anche la stanza in cui si svolge la scena riproduce quella dell'affresco fiorentino: corrisponde, infatti, l'ambiente architettonico costituito da una porta attraverso la quale entra l'arcangelo annunziante, sormontata da una finestrella rotonda, i cui vetri sono inseriti in un telaio di legno che la divide in sei spicchi moventi da un anello centrale. Interessante sotto il profilo dell'arredo è anche il tappeto decorato da piccoli rombi e da grandi comparti geometrici poligonali irregolari occupati da uccelli stilizzati (forse fagiani), tema consueto nella produzione delle stoffe orientali, e nella fattispecie anatoliche e caucasiche, intorno ai secoli XIV e XV. Nel quadro serrese c'è da notare pure l'abbigliamento della Vergine, impreziosito dal mantello rivestito internamente d'ermellino, simbolo regale, mentre l'Arcangelo è caratterizzato da una vistosa fibula che tiene insieme i due lembi del mantello. Il gioiello, costituito da un grosso cristallo di rocca tagliato a cabochon e montato in oro, presenta motivi decorativi costituiti da quattro volute a "C" contrapposte e da tre piccole gocce moventi da tre dei punti di tangenza. La tipologia di quest'oggetto prezioso è riscontrabile in alcuni dipinti della fine del XVI secolo e degli inizi del XVII con un significato allusivo. E' simbolo di purezza ma anche del Corpo di Cristo, con il quale ha in comune l'incorruttibilità. Ben si adatta, dunque, alla figura dell'Arcangelo che reca l'annunzio della venuta del Salvatore sulla terra.